Pieve di San Giovanni Battista
Piazza Vittorio Emanuele II, 27 – San Giovanni d’Asso
Fu costruita nel 1323 (o 1327) come chiesa del castello di San Giovanni d’Asso, allora di proprietà della famiglia Petroni, e divenne sede parrocchiale nel 1492, ottenendo poi il fonte battesimale con il titolo di pieve nel 1577. A partire dal XVII secolo la nobile famiglia Pannilini (che nel 1539 erano diventati signori del paese) finanziò alcuni interventi alla chiesa, tra cui l’erezione del nuovo altare maggiore barocco (1639), la realizzazione dell’armadio delle reliquie (fine XVII secolo-inizi XVIII) e il rifacimento del campanile (1879). Ulteriori restauri furono condotti nella seconda metà del 1973, con la demolizione degli altari laterali e del pulpito, e il rifacimento del presbiterio ad opera di Luigi Leoni e Costantino Ruggeri.
Esternamente, la pieve conserva ancora la facciata medievale con portale lunettato. All’interno è costituita da una navata unica di quattro campate, senza abside. La chiesa accoglie alcune opere d’arte: nella nicchia a metà della parete di destra, una tela attribuita allo scrofianese Gerolamo Cerretelli raffigurante la Madonna del Rosario (terzo quarto del XVII secolo); dirimpetto, un Crocifisso in legno dipinto e Dolenti a tempera, entrambi di scuola toscana e risalenti al XVII secolo. A ridosso della parete di fondo, al di sotto del Battesimo di Gesù della scuola di Rutilio Manetti (XVII secolo), entro un armadio con le armi dell’Ordine di Santo Stefano sono accolte trenta reliquie di altrettanti santi, che furono donate a inizio Trecento dal cardinale Riccardo Petroni; la domenica dell’Ottava di Pasqua è tradizione portarne una in processione per il paese nell’ambito della cosiddetta “festa dello Scricchio”, che trae il proprio nome dallo scricchiolare delle ante dell’armadio-reliquiario alla sua chiusura, considerato segno di buon auspicio.
Chiesa di San Pietro in Villore
Borgo di sotto, snc – San Giovanni d’Asso
Già detta “canonica”, perché retta da più sacerdoti (canonici) secondo l’uso comune della diocesi di Arezzo iniziato nell’840, la chiesa odierna risale presumibilmente alla seconda metà del XII secolo, con reimpiego di materiale più antico; la parte superiore dell’edificio, caratterizzata dall’utilizzo del laterizio, fu rifatta nel XIV secolo, mentre il particolare campanile è una ricostruzione recenziore fedele all’originale, distrutto nel 1944. San Pietro in Villore fu chiesa parrocchiale del paese fino al 1492 e poi, dal 1711, patronato (ad anni alterni) delle famiglie Pannilini e Gori Pannilini. Dopo anni di incuria fu restaurata a inizi Novecento su impulso del pievano don Nello Bechi.
Da San Pietro in Villore provengono due importanti opere d’arte: un Crocifisso dipinto su tavola della fine del XII secolo, attualmente presso il Museo diocesano di Pienza, tipicamente altomedievale nella raffigurazione di Gesù triumphans (cioè vivo, vittorioso sulla morte); e un trittico di Ugolino di Nerio della Madonna col Bambino e i santi Pietro e Paolo (1320-1325 circa), ora presso gli Uffizi di Firenze.
La chiesa è in stile romanico e, tanto all’interno quanto all’esterno è ornata con rilievi di derivazione lombarda; la medesima influenza è riscontrabile anche nell’architettura, che può essere messa in relazione con quella della non lontana chiesa abbaziale di Sant’Antimo (prima metà del XII secolo). L’edificio si articola in un’unica navata di due campate con volta a crociera, e abside semicircolare; in corrispondenza della seconda campata vi è la caratteristica cripta, suddivisa in navatelle da sette colonnine.
Pieve di San Lorenzo
Via sant’emidio, 7 – Monterongriffoli
La primitiva pieve di San Lorenzo a Monterongriffoli è documentata per la prima volta nel 1318: sorgeva sulla collina detta “Castello”, un tempo sede di un piccolo fortilizio, ed era arcipretura dipendente dalla pieve di Santa Maria di Pava. Nel 1598 le fu concesso il fonte battesimale col titolo di pieve.
La collina tufacea subì nel tempo smottamenti e terremoti che compromisero l’antico edificio; fu restaurata tra il 1701 e il 1726, ma già nel 1760 la struttura versava di nuovo in precarie condizioni. Si decise allora di erigere una nuova chiesa, riutilizzando materiali da quella precedente.
Tra ottobre 1778 e dicembre 1779, il capomastro Giuseppe Gani realizzò l’edificio attuale, le cui rifiniture si conclusero l’anno seguente. Nel 1858, grazie all’interessamento di Giacomo Mannucci Benincasa, furono fuse le due campane da Pietro Fabbri di Camaiore, il quale si trovava a Montisi per realizzare il concerto di quattro bronzi per la chiesa delle Sante Flora e Lucilla.
Esternamente l’edificio è semplice e in laterizio, privo di decorazioni. All’interno vi è un’unica navata, a metà della quale si fronteggiano due altari settecenteschi in stucco a finto marmo ospitano tele di Ambrogio Fumagalli, O.S.B. Oliv. (Madonna del Rosario, 1943) e di un anonimo del XVIII secolo (Sant’Isidoro Agricola partecipa alla Messa), con un quadretto di sant’Emidio, invocato nel paese contro i terremoti. Il presbiterio, rialzato di tre gradini, accoglie l’altare maggiore alle spalle del quale vi è la cantoria lignea, un tempo dotata di organo a canne.
Dalla pieve proviene infine un polittico su fondo di foglia d’argento (1330 circa), attribuito alla scuola di Ugolino di Nerio, oggi al Museo Diocesano di Pienza, raffigurante la della Madonna col Bambino, tra i santi Marcellino, Laurentino, Leonardo e Agostino e nelle cuspidi Due arcangeli, san Pietro, Gesù Cristo redentore benedicente e san Paolo.
Le altre chiese

Madonna del Tribbio, San Giovanni d’Asso
Deve il proprio nome al termine “trivio”, che ne connota la posizione ad un incrocio, lungo la strada per Asciano, nei pressi del cimitero comunale, a poco meno di un chilometro dal centro abitato. È frutto della ricostruzione ottocentesca in forme neoclassiche di una cappella precedente, intitolata alla Madonna delle Grazie e risalente alla fine del XVI secolo; l’attuale struttura, realizzata da Luigi Crocini nel 1816-1818 a spese del pievano Marsili, è a navata unica con abside, e richiama quella del successivo oratorio della Misericordia di San Giovanni d’Asso. Sull’altare in stucco si trovava un dipinto su tavola (ora al Museo Diocesano di Pienza) di Bartolomeo Neroni, detto il Riccio, raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Caterina da Siena, databile alla prima metà del terzo quarto del XVI secolo.

Lucignano d’Asso
Intitolata a San Biagio, la ex parrocchiale di Lucignano d’Asso è attestata per la prima volta nella Decima del 1278-1279 e fu chiesa battesimale almeno dal 1546. Venne distrutta da un terremoto nel 1751 e riedificata nel 1757 grazie a fondi granducali; nel 1853 si ebbero nuovi interventi di consolidamento. La chiesa si presenta con struttura semplice, pietra a vista all’esterno e un campanile a vela in laterizio con tre fornici; l’interno è a navata unica con volta a crociera, e nella parete di fondo si conserva un Crocifisso in terracotta smaltata realizzato da Manfredo Coltellini nel 1971. Poco distante, vi è l’oratorio della Madonna del Rosario, che fu sede dell’omonima compagnia (confraternita laicale), ora scomparsa, documentata sin dal 1538 e molto attiva sul piano caritativo. L’oratorio fu edificato tra il 1624 e il 1636; al suo all’interno vi sono eleganti stucchi barocchi del Settecento (ancona e nicchie ai lati dell’altare).

Santa Maria in Saltu, Pieve a Salti
Situato nei pressi del confine con il comune di Buonconvento e con l’attuale arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, l’abitato di Pieve a Salti appartenne alla diocesi di Pienza dal 1462 fino al 1789, poi a quella di Montalcino fino al 1977. La chiesa di Santa Maria in Saltu, la cui ricorrenza è in occasione della Natività di Maria, è di fondazione antichissima (collocabile nel V secolo), documentata per la prima volta nel 715 come chiesa battesimale, soggetta alla pieve di San Pietro a Pava. L’edificio attuale fu costruito nel 1862 ricalcando l’impianto originario, ma con un’inversione dell’orientamento di 180°: sull’attuale parete di fondo esterna sono infatti ancora ben visibili le tracce dell’antico portale medievale. La chiesa si presenta in un sobrio stile neoclassico con altari in stucco.











